giovedì 18 aprile 2019

Pfas Veneto, in 8 mesi le persone avvelenate sono raddoppiate: “Sostanze pericolose nel sangue di 16mila persone”


Si allarga la fetta di popolazione tra Vicenza, Padova e Verona esposta a "elementi perfluoroalchilici". E la copertura è solo al 50%. La Regione: "Ce lo aspettavamo". Secondo le proiezioni gli intossicati potrebbero raggiungere quota 60mila

Il presente articolo è stato riscritto anche alla luce delle precisazioni fornite il 15 aprile 2019 dalla Direzione Prevenzione della Regione Veneto in merito al nono Rapporto sul Piano di sorveglianza sanitaria sui Pfas.


Sono più che raddoppiate in otto mesi le persone che in Veneto risultano intossicate dai Pfas. A luglio 2018, quando la Regione rese pubblico il sesto Rapporto sull’andamento del Piano di sorveglianza sanitaria, risultavano 7.716 cittadini nati tra il 1966 e il 2002 per i quali era stato prescritto un percorso di approfondimento (di secondo livello) prenotando una visita presso gli ambulatori internistici e cardiovascolari. Alla data del 5 marzo 2019 il numero è salito a 16.400 unità, pari a circa il 65 per cento della popolazione monitorata. Ma è solo la punta di un iceberg, destinata a crescere man mano che i cittadini vengono chiamati a sottoporsi ad analisi, se si considera che finora è stata convocata poco più del 50 per cento della popolazione, in totale 47.213 persone. Di queste hanno risposto 27.968 (61 per cento) e gli esami completati sono 25.228, che equivalgono al 28 per cento della popolazione da analizzare. Per questo il numero di 16.400 cittadini andrà probabilmente moltiplicato quasi per quattro: significa che le persone intossicate dai Pfas che richiedono un approfondimento medico sono circa 58 mila, anche se non lo sanno ancora.

I Pfas sono sostanze perfluoroalchiliche che hanno inquinato la falda che scorre sotto una parte delle province di Vicenza, Padova e Verona. A scaricarle sono state le produzioni industriali nella zona di Trissino in provincia di Vicenza, dove è finita sotto inchiesta la Miteni, una società che più di trent’anni fa faceva parte del gruppo Marzotto, ma che poi è passata di mano a varie multinazionali. La procura di Vicenza ha messo sotto inchiesta e si appresta a chiedere il processo per manager e direttori tecnici delle ultime gestioni, sostenendo che fossero a conoscenza dello sversamento chimico nel sottosuolo che sta causando un danno ambientale diffuso e si muove alla velocità del movimento della falda sotterranea.

ANCHE I BAMBINI. Su richiesta dei Comitati spontanei sorti a tutela della salute, la Regione Veneto ha avviato un anno fa anche l’analisi dei bambini, ovvero gli assistiti dai pediatri. Finora sono stati chiamati quelli nati nel 2008 e 2009 . I risultati sono per ora limitati a 272 referti. I dati sono quindi provvisori, ma confermano la tendenza degli adulti, anche se i valori assoluti delle concentrazioni sono più bassi, perchè la durata della residenza in Area Rossa è inferiore (per una questione anagrafica). Come per gli adulti la presenza di tre sostanze è pressochè totale nel sangue dei bambini: 99.06 % per il Pfoa, 96,3% per Pfhxs e 97,8% per Pfos. Per i Pfoa, un valore superiore ai 15 nanogrammi riguarda tre bambini su quattro. La media dice che i bambini hanno 31,4 ng/ml. La media però non racconta tutta la verità. Non evidenzia che un bambino su quattro (25 per cento) ha più di 42 nanogrammi. E nei casi estremi si arriva a 132 nanogrammi.  


Articolo completo: https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/04/15/pfas-veneto-in-8-mesi-le-persone-avvelenate-sono-raddoppiate-sostanze-pericolose-nel-sangue-di-16mila-persone/


La Regione Veneto ha predisposto lettere informative che saranno spedite alle regioni Emilia Romagna, Lombardia e Piemonte. Un avvertimento e un ultimatum a voler intervenire. L'Agenzia regionale per la protezione ambientale: Il composto quasi sicuramente deriva dalle regioni del bacino padano a monte. Ricordiamo, infatti, che la stazione è ubicata al confine con Lombardia ed Emilia"

La Regione Veneto va alla guerra, contro il governo, contro i ministri dell’Ambiente degli ultimi quattro anni e lancia segnali di pericolo alle altre regioni del Nord. La causa sono i Pfas, le sostanze perfluoro-alchiliche, frutto di lavorazioni industriali, che inquinano pesantemente l’ambiente e creano danni alle persone. Perchè Arpav, l’Agenzia per l’ambiente della Regione Veneto, ne ha trovato tracce nel fiume Po. La notizia è stata diffusa da Palazzo Balbi due giorni dopo la pubblicazione del nono Rapporto sullo stato di salute degli abitanti nelle zone interessate all’inquinamento da Pfas, nelle province di Vicenza, Padova e Verona, verosimilmente causato dalla Miteni di Trissino. Secondo quei dati, 16.400 cittadini, su un totale di circa 25mila sottoposti ad esami, quindi il 65%, hanno “livelli elevati” di Pfas nel sangue, tali da richiedere esami di secondo livello, un percorso di monitoraggio e in molti casi anche la cura di patologie che si sono manifestate.

Adesso Arpav apre un altro fronte, in un’altra parte del Veneto, con un dossier inviato a Nicola Dell’Acqua, commissario delegato per i primi interventi urgenti di Protezione Civile in conseguenza della contaminazione da Pfas. I tecnici hanno controllato tre punti nel fiume Po, “estendendo la ricerca di un nuovo composto C6O4 ad alcuni punti di acqua superficiali collocati in punti di attingimento idropotabile”. Perché hanno cercato il C604? “L’inquinante emergente era in passato stato ritrovato nelle acque contaminate nei pressi dello stabilimento della Miteni, che lo utilizzava nel processo produttivo a sostituzione dei Pfas tradizionali. A marzo è stata riscontrata una positività presso la stazione di acque superficiali sul fiume Po in località Corbola con la determinazione di un quantitativo di alcune decine di nanogrammi/litro. Il campionamento è stato ripetuto il 2 aprile scorso, confermando il ritrovamento sia nella stazione già campionata che a monte e a valle della stessa”.


È così scattato un nuovo allarme, che coinvolge il Bacino del Po. “Considerato che, data l’ubicazione dei punti di campionamento, risulti pressoché impossibile che derivi dal sito inquinato nell’area Miteni, il composto quasi sicuramente deriva dalle regioni del bacino padano a monte idraulico delle prese in cui è stata ritrovata la sostanza con una concentrazione di circa 80 nanogrammi/litro. Ricordiamo, infatti, che la stazione è ubicata in prossimità di Castelmassa, al confine con Lombardia ed Emilia”.

Arpav accusa: “Una sostanza così poco utilizzata e di nuova generazione per essere riscontrata in queste quantità nel fiume più grande d’Italia fa supporre che si possano trovare a monte fonti di inquinamento importanti. Per questa sostanza gli standard analitici commerciali non sono disponibili e le analisi, ad oggi, sono sperimentali”. La Regione Veneto (che ha ordinato nuove batterie di filtri per evitare la diffusione nelle acque potabili) ha predisposto lettere informative che saranno spedite alle regioni Emilia Romagna, Lombardia e Piemonte. Un avvertimento e un ultimatum a voler intervenire.


Il governatore del Veneto, Luca Zaia, è sceso in campo: “Questa è la conferma che la questione Pfas è un tema che interessa tutto il Paese, è una primaria questione ambientale nazionale – ha dichiarato – Il Governo, come ha già fatto il Veneto, deve intervenire fermamente, ponendo limiti zero. Invitiamo, quindi, il ministero dell’Ambiente a muoversi il più rapidamente possibile sulla linea già tracciata dalla nostra Regione, a tutela della popolazione non solo delle aree interessate da questo tipo di inquinamento in Veneto, ma di tutti i cittadini del nostro Paese”.

A Zaia ha risposto, con sarcasmo, l’onorevole Alessia Rotta, vicecaprogruppo del Pd alla Camera. “Finalmente anche il governatore del Veneto si accorge che l’inquinamento da Pfas è una questione nazionale”. E ha aggiunto: “I governi a guida Pd hanno decretato lo stato di emergenza, previsto il commissariamento dell’area colpita e investito 80 milioni. Attraverso una legge di civiltà, abbiamo lavorato per risolvere l’inquinamento da Pfas e per eliminare alla radice i reati legati all’inquinamento. Ora Zaia chiede al suo governo di intervenire, ma dimentica che sono ancora da spiegare le responsabilità della provincia di Vicenza a cui, a quanto emerge, era nota già al 2006 la tossicità di Pfas e la presenza nelle acque”.


A Venezia non hanno gradito. L’assessore regionale all’ambiente Gianpaolo Bottacin ha replicato: “L’onorevole Rotta dovrebbe sapere che per il Veneto i Pfas sono un’emergenza dal 2014, quando inviammo una prima lettera al governo Renzi. Nel 2015 scrissi al ministro Galletti, ma tutto è rimasto lettera morta, salvo un invito alle regioni a segnalare la presenza di Pfas. È il Ministero che deve porre i limiti alla presenza di Pfas nelle acque, ma non lo ha fatto. A farlo è stato il Veneto”.

Tratto da: https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/04/17/pfas-lallarme-di-arpa-veneto-tracce-nel-fiume-po-arrivano-da-fuori-regione-zaia-e-un-caso-nazionale-servono-limiti-zero/

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